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Libro. Ogni volta che sento nominare questa parola o che la vedo in giro scritta da qualche parte mi s’illuminano gli occhi. I libri sono qualcosa di magico: hanno il potere speciale di riuscire a creare un mondo diverso da quello in cui il lettore si trova a vivere, di creare vite e idolatrare delle persone, di inventare delle personalità e far si che chiunque li legga, riesca a viaggiare con l’immaginazione.

Anche se a malincuore, devo ammettere che io stessa fino a non troppi anni fa odiavo leggere. Non riuscivo a capire (e tantomeno accettare) come tante persone preferissero leggere un libro di 500 pagine piuttosto che guardare un film di un paio d’ore. Insomma, perché fare la fatica di leggere una storia se posso saltare direttamente questa fase ‘noiosa’ e guardare la scena con i miei occhi?

Be’ ero stupida fino a qualche anno fa: quando leggiamo una storia, non ci limitiamo a “riconoscere e comprendere il significato delle parole […]”, come dice il dizionario, leggere la storia ci porta a creare nella nostra mente mondi nuovi, a ricreare l’ambientazione descritta così dettagliatamente dall’autore, a immaginare come gli occhi di un protagonista riflettono il suo stato d’animo e a riflettere come diversi avvenimenti hanno cambiato il protagonista.

Quale film è in grado di far immedesimare chi lo guarda nella vita dei suoi personaggi nello stesso modo unico, profondo e personale di cui è capace solo un libro? La mia risposta è nessuno.

Harry Potter

Anche se forse non tutti hanno letto le pagine di questa saga, sicuramente tutti hanno sentito parlare almeno una volta nella loro vita di Harry Potter.

La saga di Harry Potter (dell’autrice J.K. Rowling) è una delle migliori (se non la migliore) saga di libri YA Fantasy che sia mai stata scritta. Forse sarò un pochino di parte dal momento che io la adoro, ma è impossibile negare tutto il successo che ha ottenuto in tutto il mondo.

Per farla breve (molto, molto breve), l’intera storia ruota intorno ad Harry e ai suoi amici e alle numerose avventure che intraprendono e ai pericoli che li perseguitano nella scuola di magia di Hogwarts.

La storia di questo magetto ha fatto il giro del mondo ed è stata amata e elogiata da tutti coloro che l’hanno letta. Basti pensare che è stata tradotta in 79 lingue – facendo diventare J.K. Rowling una delle autrici più tradotte della storia – e che l’omonima serie di film ha riscosso altrettanto successo, anche tra coloro che non hanno mai letto i libri.

Quasi vent’anni dopo la pubblicazione del primo libro (1997) la serie non solo non è ancora stata dimenticata ma il suo successo è forse aumentato; la serie è infatti seguita e amata da adulti giovani e bambini, e parla davvero a tutti.

Harry Potter è una delle prime serie che consiglierei a tutti di leggere, anche se magari può essere considerata infantile o non so che altro, posso assicurare che ne vale la pena, anche solo per staccare per un po’ dallo stress di ogni giorno e perdersi tra i corridoi di Hogwarts, o per ‘tornare bambino’ per così dire.

It’s the best time of the year

Adoro il Natale. È il periodo più bello dell’anno, tutto è bello del Natale: la festa, la famiglia, il cibo abbondante, i regali…

L’atmosfera natalizia è secondo me la migliore dell’anno; e ogni volta aspetto con impazienza l’1 dicembre ler dare inizio ai preparativi natalizi. Il freddo (e se sono fortunata anche la neve) fuori, le luci che addobbano la città e le case, le pubblicitá natalizie e le canzoni di Natale sono solo alcune delle mie cose preferite di questa stagione.

Montare albero e presepe sono la prima cosa a cui penso, prima di iniziare a fare una lista di tutte le persone a cui voglio donare qualcosa e cosa in particolare, pianificare il menù del grande pranzo del 25 con mia madre e mia nonna e poi chiaramente stilare la lista di libri che ho intenzione di divorare durante le vacanze, magari seduta di fronte al camino e all’albero con in mano una tazza di té o caffè e la neve che cade fuori dalle finestra.

Un’altro dei pro del Natale è ovviamente lo shopping: uno dei migliori e più divertenti. Come si fa a non amarlo? Trovo irresistibile quella sensazione che si prova a girare per il centro commerciale o per le vie di Milano con il cappotto caldo e una sciarpa, il freddo e la magia delle luci tutto attorno e le persone indaffarate con la stessa missione.

Mi piace insomma ritornare bambina ogni anno per un mesetto almeno e godermi la magia delle feste e l’amore della mia famiglia e dei miei amici.

The “Heartbeat” bill

In Ohio è stato proposta una legge, la così detta Heartbeat che vietae l’aborto dal momento in cui può essere registrato il battito del feto, cioè dopo più o meno sei settimane di gravidanza. (the “Heartbeat” bill—would ban abortions in Ohio from the moment that the fetus’s heartbeat can be detected, about six weeks into a pregnancy.)

Nell’articolo di Vogue Magazine si discute brevemente della proposta di legge che deve essere approvata o rifiutata e di come si pensi limiti i diritti delle donne di fare quello che vogliono col loro corpo.

Personalmente non credo che la legge debba o possa essere considerata incostituzionale, dal momento che il corpo che verrebbe ucciso con l’aborto non è quello della donna ma quello del feto, che è anche il motivo per cui io sono al cento per cento contro l’aborto che comsi

Here’s What You Need To Know About The Terrible “Heartbeat” Abortion Bill the Ohio Legislature Just Passed

88 giorni in Australia

Il Working Holiday Visa è un’opportunità che ogni anno giovani da tutto il mondo sfruttano per passare un periodo di 88 giorni a lavorare in Australia,il quale vale il raddoppio del permesso di soggiorno nel paese.

Personalmente, credo che questa sia un’esperienza e un’opportunità imperdibile e che mi piacerebbe fare. Al giorno d’oggi il futuro per i giovani non è sicuramente in Italia, e questo è senz’altro un modo per evadere i confini ed allargare gli orizzonti.

In questo articolo di Io Donna si spiegano tutte le dinamiche di questo progetto.

Australia: vado a lavorare lì un anno. E forse ci resto.

Toronto, Ontario: i must?

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Toronto’s skyline

CN Tower: 

Certamente la CN Tower spicca in qualsiasi fotografia della città, ma cosa offre davvero la terza più alta struttura autoportante del mondo mai costruita?

Partiamo col dire che con i suoi 553 metri è la quarta più alta struttura di questo tipo del mondo, ed è possibile osservare tutta la città di Toronto dall’alto dalla piattaforma di osservazione posizionata a 346 metri di altezza.

Una delle attrazioni più popolari offerte dalla torre è il Glass Floorun pavimento di vetro spesso 6,35 centimetri a un’altezza di 342 metri. Esso è stato pensato proprio per camminarci sopra, sedercisi sopra e scattare foto.

Per i turisti più temerari un’altra attrazione che mette alla prova anche coloro che non soffrono di vertigini è chiamata EdgewalkE’ l’attrazione più estrema della città e consiste nella camminata  hands-free circolare intorno alla capsula in cima alla torre più alta del mondo.

 

Hockey’s Hall of Fame

Come molti sanno l’hockey è lo sport che meglio definisce il Canada: l’Hockey Hall of Fame offre qualcosa per tutti: a partire da una collezione di artefatti dell’hockey provenienti da tutto il mondo per finire con esposizioni dedicate ai migliori giocatori e squadre del mondo.

L’HHOF si trova all’interno di un edificio stravagante e decorato, quello che una volta era la Banca di Montreal completata nel 1886. L’edificio ha la più grande vetrata colorata di Toronto.

 

Harbourfront e Financial District

Entrambi sono due quartieri della città di Toronto. Quest quartieri, durante l’inverno, offrono due delle migliori (e numerosissime) piste di pattinaggio.

La pista di pattinaggio del Financial district è una delle mete più ricercate dai turisti, caratterizzata dalle luci e dalla musica brulica costantemente di turisti e locali. Si trova proprio nella zona più indaffarata della città ed è circondata da negozi, bar e ristoranti.

 

Sugar Beach

Anche se da questo punto non è possibile fare il bagno nelle acque del lago Ontario, questa è una delle spiagge più famose e belle della città. E’ una zona molto amata da turisti e locali ed è possibile godersi la vista del lago lasciandosi alle spalle lo sfondo di grattacieli.

 

AGO (Art Gallery of Ontario)

L’ Art Gallery of Ontario fu ricostruita dall’architetto canadese Frank Gehry. Contiene numerose opere di arte antica, moderna e contemporanea e una grande collezione di fotografica. L’intera struttura presenta diverse facciate di vetro che permettono l’osservazione della città da diversi punti di vista.

 

The Distillery District

Nel 1800 il Gooderham and Worts Distillery era un enorme distretto industriale di Toronto e la più grande distilleria dell’impero inglese. Oggi la distilleria è l’unica distretto ereditato dalla città, ma è anche il maggiore centro di diffusione d’arte e cultura della città.

La distilleria è il più grande e miglior conservata collezione dell’architettura vittoriana in nord America. In quest’area ci sono più di 15 gallerie d’arte e numerosi teatri, oltre a centri commerciali, boutique e ristoranti e caffè.

I miei Stati Uniti

 

Se qualcuno mi conosce, certamente saprà anche che sono un exchange student e che infatti poco più di un anno fa mi sono imbarcata in quella che si è poi rivelata un’esperienza straordinaria. Il 29 luglio dell’anno passato sono partita dall’aeroporto di Malpensa, ho salutato i miei genitori in lacrime di fronte al gate: meta gli Stati Uniti d’America.

Dopo aver passato tre dei migliori giorni della mia vita visitando New York, ho ripreso l’aereo per atterrare di nuovo poche ore dopo e conoscere la mia (prima)famiglia ospitante.

Molte persone si aspettavano che io andassi ad abitare per un anno in una mega villa con piscina, presso una famiglia straricca che mi avrebbe portato in vacanza a visitare questa e quella città. In poche parole, molti pensavano che andassi in vacanza.

Ma quegli Stati Uniti che tutti si immaginavano non sono quelli in cui sono andata io. Quello che tanti non capiscono, è che gli Stati Uniti non iniziano e finiscono con New York, Las Vegas, Chicago Los Angeles e Miami. Certo, tutte sono città fantastiche e uniche, la vita lì è bellissima e sono posti che senza dubbio tutti almeno una volta nella vita si meritano di vedere; ma gli Stati Uniti non sono solo questo.

Quello di cui vorrei che molti si rendessero conto è che c’è una gran parte inesplorata dai turisti che invece non tutti vedono (o forse non vogliono vedere), dove la vita non è così tanto perfetta. Una parte dove le persone devono guidare la macchina per un’ora per poter raggiungere un supermercato anziché prendere la metropolitana o guidare per 10 minuti fino al supermercato più vicino. Una parte dove ci sono anche ragazzi di sedici anni che tentano di tutto pur di trovare un lavoro che gli permetta di aiutare i genitori a pagare le bollette di casa perché hanno cinque fratellini più piccoli e i genitori non riescono ad arrivare a fine mese, una parte dove ci sono dei bambini che si divertono a fare un giro sul retro di un pick-up anziché a giocare con l’xbox o l’ipad e dove le case non sono mega ville con piscina, ma sono case mobili prefabbricate che si inondano ogni volta che il fiume è in piena.

Io stessa avevo pensato che non ce l’avrei mai fatta a passare un anno vivendo quella ‘vita di campagna’ che è così diversa da quella a cui sono abituata, sono riuscita non solo ad adattarmi, ma anche ad apprezzare ciò che quella vita aveva da offrirmi e soprattutto quello che le persone avevano da offrirmi.

Al mio ritorno, dopo aver parlato con alcune persone, mi sono accorta che loro non avevano capito il significato che quest’anno che ho passato lontana da casa, dai miei amici e dalla mia vita di tutti i giorni ha avuto per me. Certo, la ‘vita di campagna’ non fa di certo per me e non è quella che sceglierei di vivere se potessi, ma mi ha messo di fronte ai miei limiti, mi ha messo di fronte sfide e situazioni che non avrei mai pensato di essere in grado di affrontare, e che però sono riuscita a superare. Essere stata un anno da sola mi ha insegnato a conoscere meglio sia me stessa che il mondo che mi sta intorno, ed è proprio questo che aveva mosso il mio interesse a partire.

 

 

“The cycle of body-shaming needs to end. I’m over it.”

Nella lettera scritta a Lenny Letter Ashley Graham risponde ai commenti di ‘body-shaming’ ricevuti in seguito alla pubblicazione su instagram di una foto in cui sembrava che la modella avesse perso peso (quando in realtà tutto dipendeva dall’angolazione della foto).

Dopo essere stata accusata di essere una ‘falsa modella plus size’ che vuole dimagrire come tutte le altre e che non ama davvero il suo corpo, Ashley risponde che è il body-shaming deve finire:

“[…]No matter how many empowerment conferences, TED talks, and blog posts are out there, women keep tearing one another down over physical appearance. Body shaming isn’t just telling the big girl to cover up. It’s trying to shame me for working out. It’s giving “skinny” a negative connotation. It’s wanting me to be plus size, or assuming I’m pregnant because of some belly bulge. What type of example are we setting for young girls and their self-esteem if grown adults are on Instagram calling other women “cowards” for losing weight, or “ugly” for being overweight?”

“Non importa quante conferenze di responsabilizzazione, discorsi di TED (TEDx talks “Fat shaming and the thin epidemic”)  o post sui blog ci sono, le donne continuano a demoralizzarsi a vicenda per via dell’aspetto fisico. Body-shaming non è solo dire a una ‘ragazza grossa’ di coprirsi. e’ cercare di farmi sentire in colpa per voler andare in palestra e mantenermi in forma. E’ dare a ‘magra’ una connotazione negativa. E’ volere che io sia una plus size, or assumere che io sia incinta perché ho la pancia gonfia. Che tipo di esempio diamo a giovani ragazze e alla loro autostima, se gli adulti vanno su instagram a chiamare altre donne ‘codardi’ per aver perso peso, o ‘brutta’ per essere sovrappeso?”

Nei passati sedici anni Ashley Graham si è impegnata a difendere le donne e i loro corpi incoraggiandole a celebrarli e non nasconderli. Personalmente, credo che il suo impegno sia sicuramente da prendere come esempio.

Ashley ha messo in discussione gli standard di bellezza della società moderna, mostrando che non è necessario essere ‘magra’ per essere bella, e nonostante la società ci voglia far credere un’altra cosa ognuno deve essere in grado di sentirsi a proprio agio nei proprio corpo, senza dover temere di essere vittima di insulti di nessun tipo. Viviamo in un mondo in cui le ragazzine guardando le sfilate di Victoria’s Secret si convincono inconsciamente che sia necessario essere super magre per poter essere veramente belle ed essere ‘accettate’: ma la verità è un’altra.

Non esistono due corpi identici e questo è perché non esiste un’unica forma di bellezza. Certo, la società inganna, e i body-shamers sui social la pensano diversamente, ma ciò non significa che essi abbiano ragione.

Body-shaming, come dice Ashley, deve finire, e le donne dovrebbero iniziare a supportarsi a vicenda ed essere gentili tra di loro, sui social come nella vita di tutti i giorni, invece di demoralizzarsi e insultarsi a vicenda per uno o per l’altro motivo, e iniziare a celebrare veramente i corpi che ci sono stati dati per quello che sono e non per quello che vogliamo che siano.